“Strano, su Google risultava aperto.”
Che è la frase ufficiale con cui iniziano metà delle tragedie moderne.
Abbiamo ripiegato su un locale turistico. Io ho ordinato una zuppa slovena. Mi è arrivato qualcosa che sembrava una minestra, ma con la personalità di un detersivo. Il signor Franco, invece, ha chiesto “un piatto semplice” e gli hanno portato un gulasch talmente piccante che ha iniziato a sudare anche la moglie.
Poi la visita guidata.
Lubiana è bellissima, niente da dire. Peccato che noi l’abbiamo vista quasi tutta inseguendo la guida sbagliata.
A un certo punto, infatti, davanti al ponte dei Draghi, ci siamo accodati a una signora con ombrellino rosso convinti fosse Mirella. Dopo dieci minuti ci stava spiegando in tedesco la storia dell’architettura austro-ungarica. Nessuno capiva niente, ma annuivamo tutti con dignità.
Mirella ci ha recuperati telefonando a mia sorella:
“Dove siete?”
“Davanti a un palazzo.”
“Quale?”
“Uno europeo.”
Alla fine arriviamo in hotel.
E qui il viaggio ha deciso di togliersi la giacca e mettersi comodo.
L’hotel previsto dal programma non era quello in cui ci hanno portati. L’agenzia aveva cambiato struttura “per motivi logistici”, frase che significa sempre: “preparatevi a soffrire”.
Il nuovo hotel era a venticinque minuti dal centro, in una zona industriale molto panoramica se ami i capannoni. Alla reception ci comunicano che alcune camere non sono ancora pronte. Poi che due camere sono state assegnate due volte. Poi che una coppia dovrà dormire in una matrimoniale “alla francese”, che in quel caso voleva dire “letto da una piazza e mezza e matrimonio messo alla prova”.
A me e mia sorella danno una stanza al terzo piano. Entriamo, posiamo le valigie, apro il bagno e trovo un uomo.
Non metaforicamente. Un uomo vero. In asciugamano.
Ci guardiamo entrambi con lo stesso terrore.
Lui dice:
“Scusate.”
Io dico:
“Scusi lei, tecnicamente è camera nostra.”
Lui risponde:
“Anche mia, fino a cinque minuti fa.”
Torniamo alla reception. Mirella è già lì, circondata da viaggiatori italiani in assetto da rivolta. La signora col cane sostiene che il cane è stressato. Il cane dorme sereno su una poltrona.
Dopo un’ora ci danno un’altra camera. Questa volta vuota. Un successo.
La doccia però aveva due impostazioni: Siberia e lava vulcanica. Mia sorella ha scelto male ed è uscita dal bagno color aragosta.
La cena inclusa era a buffet. Sulla carta, “specialità locali”. Nella realtà: pollo tiepido, patate tristi e un’insalata che sembrava già stanca prima di arrivare al tavolo. Il dolce era una torta indefinibile, marrone, compatta, servita a cubi. Franco l’ha assaggiata e ha detto:
“Sa di mobile antico.”
Nessuno lo ha contraddetto.
Il giorno dopo era il grande momento: lago di Bled.