Ma eravamo arrivati.

Il giorno dopo andiamo finalmente al mare.

Mio padre compra un ombrellone da un ambulante perché quello portato da casa si era piegato durante il viaggio e sembrava uscito da una rissa.

Lo pianta nella sabbia con orgoglio.

Dopo cinque minuti arriva una folata di vento.

L’ombrellone parte.

Non cade.

Parte proprio.

Attraversa la spiaggia come un animale liberato, supera una signora che dormiva, sfiora un pedalò e si conficca vicino a un gruppo di ragazzi di Milano.

Mio padre corre dietro all’ombrellone in costume, calzini e ciabatte.

Mia madre urla:

“Gianni, lascialo!”

Ma Gianni non lasciava niente.

Gianni era l’uomo che aveva guidato diciotto ore con una Tipo fumante e una parmigiana sul sedile.

Gianni avrebbe recuperato quell’ombrellone anche in Albania.

Lo recupera.

Torna.

Applauso spontaneo di mezza spiaggia.

Lui, rosso come un peperone:

“Era piantato male.”

Mia madre:

“Certo. È colpa della sabbia.”

La sera decidiamo di andare a mangiare una pizza.

La pensione consiglia un posto “a due passi”.

Anni ’90.

“A due passi” significava una salita di quaranta minuti, senza marciapiede, con le macchine che ti sfioravano e tua madre che ogni tre metri diceva:

“Camminate in fila indiana.”

Arriviamo al ristorante devastati.

Mio padre ordina “una cosa veloce”.

Ci servono dopo un’ora e mezza.

Nel frattempo mia sorella si addormenta sul tavolo, io bevo una Sprite calda e mia madre litiga con una zanzara grossa quanto una graffetta.

Poi arriva la pizza.

Buonissima.

Perché negli anni ’90 succedeva così: il viaggio era un sequestro, la camera era discutibile, il bagno era una cabina telefonica, ma alla fine bastava una pizza decente e diventava “una vacanza bellissima”.

Oggi ho quarant’anni.

Se Google Maps mi allunga il percorso di otto minuti, mi innervosisco.

Se l’aria condizionata in macchina non parte entro dieci secondi, penso alla denuncia.

Se Booking non ha almeno duecento recensioni, cambio struttura.

Eppure quella vacanza a Vieste me la ricordo ancora.

Il caldo, la Tipo, la parmigiana sopravvissuta, mio padre che inseguiva l’ombrellone come se fosse l’onore della famiglia.

Non era una vacanza perfetta.

Era una vacanza anni ’90.

Cioè una prova di resistenza con il mare alla fine.