Mi metto in fila, arrivo al bancone, chiedo. La ragazza dietro mi guarda e mi dice due parole, secche, definitive:
“Cash only.”
Io sorrido per riflesso, come se fosse una battuta. “Ok, prelevo.” E lei mi fa un cenno con la testa verso una direzione, come se stesse indicando “il destino”.
Cammino seguendo la folla finché non trovo quello che chiamano “ATM”. Non è un bancomat. È una roulotte con un tizio dentro che gestisce una specie di sportello dove la gente compra token o cambia contanti. È pieno di persone già nervose. Io penso: ok, ho la carta, risolvo.
Riflesso automatico: porto la mano alla tasca del giubbotto dove tengo il portafoglio.
Vuoto.
Il momento non è drammatico in modo cinematografico. È stupido e velocissimo. È quel vuoto secco nello stomaco che ti dice: sei nella merda.
All’inizio non ci credi, quindi fai i gesti da idiota: controlli l’altra tasca, controlli lo zaino, controlli la tasca come se potesse ricomparire da sola. Niente. Portafoglio sparito. Carta sparita. Documenti spariti. Biglietti, cash (poco ma c’era), tutto.
Mi fermo lì in mezzo alla gente e la cosa che mi spaventa non è nemmeno “non ho soldi”. È che capisco subito la combo:
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niente contanti
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niente carta
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telefono senza segnale
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festival in mezzo al nulla
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domani dovrei essere a Cracovia con un check-in e un letto pagato
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e io invece sono un essere umano senza accesso alla realtà.
Torno al bancone a chiedere aiuto. Parlo in inglese. Spiego “I lost my wallet, can I pay by card, can I do something”. La ragazza mi guarda, ascolta, poi ripete la stessa frase di prima, identica, senza cattiveria ma senza pietà:
“Cash only.”
È in quel momento che capisco che non è un problema di “gentilezza”: è che qui funziona così e se tu non rientri nel sistema, sei invisibile.
Provo a chiamare la banca. Non prende.
Provo a cercare Wi-Fi. Non c’è.
Provo a chiedere se esiste un punto informazioni. Mi indicano una tenda con scritto “INFO” che è sostanzialmente un tavolo con due persone stanche e una penna. Mi dicono cose che non capisco, mi chiedono se ho fatto denuncia, io vorrei rispondere “a chi, alle mucche?”.
Intanto il telefono scende: 18%, 15%, 12%. E non perché lo uso: perché il telefono, quando non prende, muore cercando disperatamente una rete, come uno che annaspa.
Allora faccio la cosa più umiliante del mondo moderno: mi metto a chiedere aiuto agli sconosciuti. Non “scusi che ore sono”, proprio “posso fare una chiamata”, “posso mandare un messaggio”, “posso usare il tuo hotspot”, “hai contanti”, “ti pago… ah no”.