Al banco assistenza bagagli ci accoglie un uomo con un sorriso che sa di “oggi ne ho già viste trenta”.
Io: “Buongiorno, abbiamo perso il passeggino.”
Lui: “Non è perso. È… temporaneamente non localizzato.”
Che è come dire che un parente non è scappato di casa: è “momentaneamente in esplorazione”.
Ci fa compilare un modulo lungo quanto una dichiarazione di guerra: marca, modello, colore, segni particolari.
“Segni particolari?”
“Sì… è quello su cui abbiamo pianto ieri.”
Scrivo: grigio. pieghevole. maniglia un po’ storta. odore di cracker e disperazione.
“Le arriverà in hotel domani.”
Domani è un concetto ampio, in aeroporto.
Senza passeggino scopriamo nuove possibilità:
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il bambino piccolo decide che camminare è un complotto e si trasforma in un sacco di patate vivo
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l’altro bambino si sente libero e corre in avanti come un cinghiale felice
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io finisco per trascinare borsa mare, zaino, cappellini, peluche e pazienza, in un balletto che potrebbe essere patrimonio UNESCO: “La danza della madre sfinita”.
Noleggiamo un passeggino “provvisorio” dal negozietto vicino all’hotel: un reperto bellico del 1998, con le ruote quadrate e la seduta inclinata in modo che il bambino sembri sempre pronto a sussurrarti segreti.
Lo spingo e lui fa un suono tipo crrr-gnnnk-crrr.
Sembra di portarsi dietro un carrello della spesa posseduto.
La sera, in un raro momento di quiete, arriva anche la ciliegina: qualcuno si ammala.
E quando dico “qualcuno”, intendo quella persona che, in vacanza, si ammala sempre: il bambino. E ovviamente noi facciamo doppietta.
Prima il piccolo: febbriciattola. Poi tosse. Poi l’occhio lucido da cucciolo.
Io: “Ma no, sarà stanchezza.”
Due ore dopo lui è un termosifone e il piccolo inizia a starnutire e noi siamo in farmacia a mimare sintomi come in un teatro sperimentale.
“Serve qualcosa per la febbre.”
Il farmacista ci guarda, ci vede la faccia da “a casa avevo tutto” e ci vende mezza farmacia con la calma di chi sa che torneremo.
Notte in hotel: il bambino dorme a scatti, io non dormo, l’altro bambino ha scelto di russare “per solidarietà”.
Al mattino, arriva la mail:
“Il suo passeggino è stato individuato.”
Individuato dove? In una spedizione artica?