“Amore, stai bene?”
“Benissimo. Io sono… centrato.”
Centrato dove, non lo so. Ma non sulla realtà.

Iniziamo a girare. Mykonos la notte è bellissima, però è anche un posto dove ti può succedere di tutto, soprattutto se hai la capacità decisionale di un tostapane.
Entriamo in un locale con la musica altissima, luci stroboscopiche e gente che balla come se l’indomani dovesse finire il mondo.

E lì succede: lui incontra una ragazza. Nulla di plateale, ma abbastanza da farmi scattare quel radar interno che le donne hanno anche quando dormono.

Io lo prendo per il braccio.
“Giangi, vieni.”
Lui mi guarda con un sorriso da cane colpevole.
“Stiamo solo parlando.”
Sì, certo. E io sono la Madonna del Parcheggio.

Mi sale il nervoso, ma provo a restare lucida. Mykonos non è il posto giusto per litigare, perché c’è sempre una DJ che ti urla in faccia mentre ti umili.

Usciamo. O meglio: io esco, lui mi segue come un palloncino sgonfio.
In strada mi fa la scena.

“Tu sei gelosa! Tu non ti fidi!”
“Non è gelosia, è che sei… strano.”
“Strano? Io sto vivendo!”
“Tu stai… evaporando.”

Torniamo verso l’hotel, ma non direttamente, perché lui insiste per fare “una passeggiata fino al mare”.

Nel frattempo io controllo l’app della compagnia aerea per i bagagli e mi viene fuori una notifica che potrebbe tranquillamente essere un insulto: “In consegna: domani”.

Perfetto. Io senza vestiti, senza spazzolino, senza pazienza, con un uomo che parla con i lampioni e un’isola che costa come un mutuo.

Arriviamo in camera. Io mi butto sul letto e penso: domani faccio la valigia e torno in Italia con un gabbiano, se serve.
Lui invece è agitato, sudato, confuso, con quella faccia da “ho fatto una serie di scelte discutibili e adesso il mio corpo sta negoziando con la gravità”.

“Amore… io… ho sonno.”
“Eh, io no.”

E io mi giro dall’altra parte, decisa a fare la donna adulta, matura, zen. Tipo Buddha. Ma con il rage.

Mi addormento. O credo.

A un certo punto mi sveglio con quella sensazione che qualcosa non torna. Come quando senti un rumore in casa e pensi: è il gatto… ma io non ho un gatto.
Accendo la luce.