Uno ci prende sotto la sua ala e ci accompagna. L’altro è lì, presente, sorridente, silenzioso. Arrivati davanti al riad, paghiamo il primo secondo gli accordi presi con il tassista. Fine. No.
Il secondo, quello che sembrava solo un figurante di contorno, improvvisamente prende corpo. Saluta il proprietario del riad come se fosse un vecchio amico, poi si gira verso di noi e, con naturalezza disarmante, si propone come guida per il giorno dopo. Noi, ancora in modalità “jet lag + sonno profondo imminente”, annuiamo vagamente.
Ed è lì che scopriamo che anche lui vuole essere pagato.
Ora. Subito. Adesso.
Facciamo mentalmente due conti e realizziamo una cosa inquietante: se paghiamo entrambi, quella corsa notturna di circa venti chilometri ci costerà più di qualsiasi altro viaggio in taxi fatto in tutto il Marocco. E parlo di viaggi lunghissimi, ore e ore di strada, deserti, curve, niente luci.
Qui invece: aeroporto → medina → fregatura deluxe.
Proviamo a discutere. Offriamo una cifra inferiore. Una cifra sensata.
La discussione, con mio enorme stupore, entra fisicamente nel riad con noi. Nessuno ferma nessuno. Il proprietario assiste alla scena con l’aria di chi sta guardando un documentario già visto, tipo: “Ah sì, questa puntata la conosco.”
Io mi guardo intorno. È il nostro alloggio. Siamo appena arrivati. C’è un estraneo che alza la voce. Nessuno interviene.
A un certo punto il tizio tira fuori l’asso finale:
“Chiamo la polizia.”
Io penso: perfetto. Siamo arrivati da mezz’ora in Marocco, non abbiamo ancora disfatto la valigia e siamo già protagonisti di un episodio di “Frontiere”.
Mio marito, che a quell’ora ha terminato ogni riserva di pazienza diplomatica, prende dei soldi, glieli mette in mano e lo accompagna fisicamente verso la porta. Non in senso metaforico. In senso molto concreto. Lo deposita fuori come un sacco dell’umido e chiude.
Silenzio irreale.
Il proprietario del riad sospira, allarga le braccia, scuote la testa e commenta, con tono filosofico:
“Experience!”
Experience.
Non “mi dispiace”.
Non “non dovrebbe succedere”.
Experience. Come se fosse una voce obbligatoria del pacchetto viaggio.
Gli chiediamo perché non sia intervenuto.