Non è stata così brutta.
Però sì, ecco, sul momento ci sono rimasta decisamente male.
Il mio primo contatto con il Marocco, avviene nel modo migliore possibile per perdere fiducia nell’umanità: Fez, mezzanotte passata, aeroporto semivuoto, stanchezza da viaggio lungo, quel tipo di stanchezza che ti rende docile come una capra e pronto a firmare qualsiasi cosa pur di arrivare a letto.
Abbiamo prenotato un riad nella medina. Scelta poetica, autentica, meravigliosa. Non a mezzanotte. Non la prima volta. Non quando non hai ancora capito che “medina” non significa “quartiere” ma “livello bonus di un videogioco ambientato in un labirinto medievale”.
Il tassista è gentile, sorridente, professionale. Prima di partire fa una telefonata. Dice che qualcuno ci aspetterà per guidarci fino al riad, perché lì non si entra in macchina. Tutto normale, pensiamo. Che carini, organizzati.
Arriviamo, scendiamo… e le persone sono due.
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