Ci guarda genuinamente perplesso. Non perché non capisca la domanda, ma perché proprio non ne coglie il senso. Culturalmente, per lui, non c’era nulla di strano. Era successo quello che succede.
Io, nel frattempo, realizzo che:
– è la prima volta che metto piede in una medina
– è notte fonda
– i netturbini non sono ancora passati
– gli odori sono tutti
– i vicoli sembrano stringersi
– ogni rumore rimbalza
Per qualche ora ho pensato davvero che il Marocco fosse troppo per noi. Troppo intenso, troppo diretto, troppo tutto. Ho dormito poco, con l’orecchio teso, ripensando alla parola “experience” come a una minaccia.
E invece.
Col passare dei giorni, ho capito. Ho amato il paese, le persone, la loro schiettezza, il loro modo di stare al mondo senza mediazioni inutili. È diventato il mio paese preferito.
Ma quella prima notte a Fez resta lì, intatta nella memoria.
Come un rito di iniziazione non richiesto.
Come a dire: benvenuti, qui non siete più turisti, siete dentro.
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