Alla dogana arriva il colpo finale. Mi fermano. Aprono lo zaino. Tirano fuori il mio orgoglio: un salamone artigianale, portato con amore, con amici giapponesi che mi avevano garantito fosse “assolutamente legale”.
Ovviamente no.
Carne. Vietata.
Me lo sequestrano come se stessi tentando di introdurre un’arma di distruzione di massa. Per un attimo penso davvero che mi rimandino indietro. Mi preparo mentalmente a vivere a Mosca.

Alla fine mi lasciano entrare. Senza salmone. Senza dignità. Raffreddato come un cane, con lo sguardo vuoto di chi ha attraversato mezzo mondo nel modo sbagliato.

Ma in mezzo a tutto questo disastro, ho fatto amicizie vere. Amicizie nate su sedie scomode, in code infinite, tra voli persi e disperazione condivisa.
E quando finalmente metto piede fuori dall’aeroporto, distrutto ma libero, capisco una cosa:
è stato uno dei viaggi peggiori della mia vita.
E proprio per questo, impossibile da dimenticare.