La mattina dopo torno in aeroporto. Volo Cebu → Manila.
55 minuti sulla carta.
Diventano due ore e quaranta perché “c’è traffico aereo”.
Il traffico. In cielo.
Atterriamo a Manila.
Il nastro bagagli gira.
Gira.
Gira ancora.
Poi la vedo.
La mia valigia.
Aperta.
Dentro c’è tutto.
Fuori manca una scarpa.
Una sola.
L’altra è probabilmente in una vita migliore.
Esco dall’aeroporto di Manila 48 ore dopo essere partita da Roma, con una scarpa sola, gli occhi devastati e una nuova filosofia di vita:
non è importante dove vai.
È quanto soffri per arrivarci.
E mentre prendo l’ennesimo taxi nel traffico infinito, penso che la prossima volta potrei semplicemente andare a Viterbo.
In treno.
E lamentarmi comunque.