GIORNO 1 – LA PASSEGGIATA “PANORAMICA FACILE”

Io avevo in mente un sentiero tranquillo, leggermente in salita, magari con delle panchine strategiche dove fingere di ammirare il paesaggio mentre in realtà combatti per la sopravvivenza.

No.
Quello che ho trovato è stato l’Everest in scala ridotta, ma senza Sherpa.

Lui saltellava davanti come Heidi con la playlist della gioia nelle orecchie.
Io arrancavo dietro, con i quadricipiti che urlavano “chiamate un notaio, vogliamo fare testamento”.

A ogni curva, lui:
«Guarda! Un camoscio!»
«Amore, quella roccia sembra un drago!»
«Respira l’aria pura!»

Io respiravo, sì.
Respiro corto, da prima crisi respiratoria dell’anno.
Ad un certo punto ho davvero valutato di fingere una distorsione alla caviglia per farmi riportare a valle in elicottero come una regina del soccorso alpino.

Ma niente, sono sopravvissuta.
A tratti contro la mia volontà.


GIORNO 2 – “ESPERIENZA IMMERSIVA NEL MONDO PASTORALE”

Non so cosa vi viene in mente quando sentite questa frase.
A me veniva in mente: pecore carine, latte fresco, selfie con panorama bucolico.

La realtà è stata: una capra che mi guardava come se fossi la delusione della sua esistenza.

Mi mettono accanto al secchio.
Mi spiegano “come si fa”.
Io provo.
La capra si offende.
Io inciampo.
Il secchio si rovescia.
Il mio fidanzato ride.
La capra quasi mi denuncia.

Poi arriva la parte del formaggio fresco “fatto a mano”.

Non aggiungerò dettagli, ma ho capito che certi misteri vanno lasciati irrisolti.
Da quel momento, anche la mozzarella da discount mi è sembrata un gioiello della gastronomia.