Ovviamente perdo le mie due coincidenze.
Ovviamente gli addetti al banco mi guardano come si guarda un cucciolo investito dal destino.
Ovviamente tutti i voli di giornata costano più del PIL del Liechtenstein.
Trovo un volo per il martedì.
Sì, il martedì.
Lunedì è ormai morto e sepolto.
Passo la notte in aeroporto cercando di dormire sopra il mio trolley, tra altri disgraziati che hanno la stessa espressione di chi sta rivalutando seriamente l’idea di diventare pastore in Trentino.
Martedì riparto.
Coincidenza notturna.
Sedile che non si reclina.
Persona dietro che tossisce ogni venticinque secondi.
Aereo che vibra come una lavatrice.
E finalmente, mercoledì, quasi una settimana dopo essere uscito di casa in Camden Town… arrivo alla mia destinazione negli Stati Uniti.
Sono così stanco che per un attimo penso che l’America sia un sogno e che io sia morto in volo due giorni prima.
Il corso inizia il giorno dopo.
Io mi presento con:
– la stessa felpa indossata dal sabato,
– capelli che sfidano le leggi della fisica,
– un livello di coscienza compatibile con una pianta da interno.
Gli altri studenti mi guardano come si guarda qualcuno tornato dalla guerra.
E non hanno tutti i torti.