Tutto inizia a novembre 2024, quando per i suoi 18 anni a mio figlio regalano due biglietti per i tre giorni del Gran Premio di Monza.
Lui in estasi. Io pure, perché diciamocelo: sognavo la F1 da una vita.
Decidiamo di andare tutti: io, mio marito, mia figlia. Si aggiungono un nostro amico e sua figlia. Totale: sette cristiani e un destino già segnato.
Prenotiamo un appartamento a Milano su un noto sito di viaggi, perché “Monza è a un attimo da lì”. Spoiler: un attimo eterno.
Il treno per cinque persone costava 750 euro, quindi optiamo per la macchina. Gli altri due partono in treno.
Già alla partenza dovevo capirlo: non sarebbe finita bene.
Giovedì sera mio marito comincia a non stare bene.
Crampi intestinali e altri dettagli che vi risparmio.
Venerdì mattina sembra un sopravvissuto. Prendiamo il “sacco delle medicine” e partiamo, programmando una sosta a metà strada che si trasforma in tre fermate, due autogrill e un rosario di bestemmie mormorate.
Il venerdì pomeriggio a Monza? Cancellato.
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