I nostri amici arrivano ore prima e si offrono di fare il check-in. L’host, però, non si presenta. Lo chiamo: dice che non può farci entrare perché “manca un documento”. Gli faccio notare che in realtà uno dei sei file PDF contiene due carte d’identità e che magari, aprendo il file, se ne sarebbe accorto.
Dopo mezz’ora di silenzio: “Ah ok, arrivo subito.”
Il suo “subito” sono due ore dopo.
Alle 18 compare una ragazzetta con un mazzo di chiavi e ci accompagna… al quarto piano.
Senza ascensore.
Mio marito guarda le scale come un condannato al patibolo, poi si arrampica carponi come un reduce di guerra.
L’appartamento, almeno, è quello delle foto.
Peccato che appena entriamo sentiamo odore di gas.
L’host mi rassicura: “È normale, la caldaia è stata controllata.”
Mi suggerisce di chiudere il gas e riaccenderlo solo per farsi la doccia.
Sette persone, tre notti. E un rubinetto da chiudere e aprire ogni volta.
Perfetto.
Promette un tecnico il giorno dopo.
Intanto ceniamo in corridoio (la cucina puzza troppo), finestre spalancate, coperti fino al naso.
Solo allora notiamo il dettaglio decisivo: affacciamo su una corsia preferenziale di tre linee di tram.
Attive dalle 5 del mattino all’una di notte.
Risultato: sei insonni e un uomo con febbre alta che fa avanti e indietro col bagno.