Poi, sorpresa finale.
Ultimo giorno.
Siamo pronte per il volo di ritorno, quando il referente del tour si avvicina sorridendo beato e dice:
“Tranquille, la valigia vi aspetta a Linate.”
Io penso a uno scherzo.
Mia zia lo guarda come si guarda chi ti ha appena detto che Babbo Natale è reale.
“Linate?” chiede. “Non Parigi?”
“No, signora. Linate. Ma prima… ha fatto una piccola deviazione. È finita a Capo Nord.”

Capo Nord.
Lakselv, per l’esattezza.
Da Antananarivo a Capo Nord: oltre 12.000 chilometri.
Mentre noi in Africa sudavamo e puzzavamo di zanzar repellente, la valigia si godeva il fresco norvegese, profumando di pulito e forse sorseggiando un vin brûlé in porto.

Pare che, non contenta, abbia pure tentato di imbarcarsi su un postale per un’isola ancora più a nord.
Una valigia con più spirito d’avventura di noi.

Quando finalmente la ritroviamo a Milano, è perfetta.
Chiusa col suo lucchetto, vestiti piegati, profumo intatto.
Noi devastate, scottate, sfinite.
Lei fresca come una rosa.

Mia zia la guarda, sospira e dice:
“Guarda che aria riposata ha. Si vede che le vacanze le sono servite.”