Così inizia il nostro tour di dodici giorni nel cuore dell’Africa con un solo bagaglio per due persone.
Tradotto: condivisione coattta di vestiti, mutande comprese.
Io taglia S, lei taglia XL.
Una comica vivente.
Nei primi giorni ho indossato pantaloni che mi arrivavano alle ascelle, lei si è aggirata per i mercati locali dentro magliette che le arrivavano ai gomiti.
Sembriamo due personaggi di un film di Kusturica: colorate, sudate e disperate.

Ogni volta che proviamo a comprare qualcosa, la realtà ci riporta sulla terra.
Niente catene internazionali, niente H&M o Decathlon: solo bancarelle, camicioni floreali e pantaloni di lino a vita altissima.
Mia zia, ostinata, prova a chiedere:
“Excuse me, T-shirt white, small size?”
Il venditore le mostra un poncho con scritto “Welcome to Madagascar” e ride.
Alla fine compriamo due parei e una maglietta con un lemure disegnato sopra.
Li alterneremo per dodici giorni, come due cartelloni pubblicitari ambulanti del turismo malgascio.