Parte così la mia personale caccia al tesoro. Giro Heraklion in ciabatte e costume, sudato come un pastore cretese, alla ricerca di un fotografo e di una biro. La cartolaia mi vende una penna a 2 euro guardandomi come se stessi falsificando documenti.
Il fotografo, quando mi vede, scuote la testa. Mi fa sedere davanti a un telo azzurro e scatta le foto più deprimenti della mia vita: sembro un galeotto in licenza premio. Ma almeno ho le mie fototessere.
Pranzo con una baguette secca e una bottiglietta d’acqua, gli ultimi spiccioli. Mi sento più naufrago che turista.
Il pomeriggio riesco finalmente a chiamare la banca dall’Italia e bloccare le carte. Le operatrici gentili, ma una mi chiede: “Ha altri metodi di pagamento?” Certo, penso, potrei barattare con le conchiglie.
Con il Wi-Fi rubato in un bar, riesco finalmente a fare un trasferimento online di emergenza.
Il cameriere mi guarda malissimo: ho ordinato un bicchiere d’acqua e sto seduto al tavolo da ore. Alla fine, per non sembrare un parassita, gli lascio una moneta da un euro col gufo. Lui sospira e mi lascia lì.
Ora almeno ho di nuovo dei soldi sul conto. Mangio finalmente un souvlaki caldo, ma ormai la vacanza è evaporata: ho passato due giorni a correre tra uffici e fototessere.