L’idea era mia. Lo ammetto.
Volevo stupirla: un weekend romantico in Liguria, via dal caos, solo io e lei. Una casetta prenotata online con terrazzo vista mare, descrizione che sembrava scritta da un poeta ubriaco: “silenzio, intimità, ideale per coppie in cerca di relax”. Già mi immaginavo la scena: io che stappo il vino, lei che sorride guardando il tramonto, e il mare sotto di noi.
Arriviamo dopo ore di autostrada, e la prima cosa che vedo non è il mare ma… un parcheggio condominiale.
Il “terrazzo vista mare” in realtà dava sulla carcassa di una Panda arrugginita, abbandonata lì come monumento nazionale al degrado. Se allungavi abbastanza il collo, oltre la Panda e due antenne paraboliche, intravedevi una striscia blu lontana. Romantico, sì, come un’area di servizio.
Dentro casa, il colpo finale. Arredamento anni ’70: un divano a fiori che puzzava di fumo stantio, tappeti che sembravano habitat di specie protette di acari, e un letto matrimoniale che scricchiolava solo a guardarlo. Alla prima prova abbiamo capito che non avremmo mai potuto muoverci senza sembrare due elefanti in un negozio di cristalli. Addio, weekend passionale: ci aspettava la castità sonora.
Ma il meglio (o il peggio) doveva ancora venire.
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