Il piano era semplice: partire da Padova alle 5 del mattino, attraversare mezza Europa e arrivare freschi e sorridenti in Croazia, pronti a tuffarci nell’Adriatico come negli spot turistici con l’acqua azzurra e i cocktail in mano. La realtà? Altro che spot: sembrava più un documentario di “Sopravvivere con il carro attrezzi”.

Dopo 40 km, la nostra gloriosa Punto del 2004 comincia a fischiare come un bollitore impazzito. Ci fermiamo in una piazzola: marmitta spaccata. Prima tappa: meccanico di provincia, che ci accoglie in tuta sporca di olio e ci dice: “Regge fino a Zagabria, forse”. Noi, ingenui, ci fidiamo.

Altri 60 km e il motore decide di diventare un termosifone. La spia rossa lampeggia, noi ci fermiamo. Seconda tappa: meccanico sloveno. L’uomo guarda la macchina, poi guarda noi e dice, con calma olimpica: “Questa macchina è molto stanca, come cavallo vecchio. Meglio bus”. E ride. Noi no.