Da lì il viaggio si trasforma in un pellegrinaggio tragicomico:
– a Lubiana si rompe la frizione;
– a Rijeka restiamo senza freni in discesa (salvati da una rotatoria e da una fila di cespugli);
– in un paesino sperduto ci ferma un meccanico che, oltre a riparare auto, faceva anche da parrucchiere: voleva tagliarmi i capelli mentre guardava il carburatore.
Alla fine, esasperati, lasciamo la macchina ostaggio in Croazia e torniamo a casa in corriera. 14 ore di autobus notturno, sedili reclinabili solo a metà e un bambino serbo che ha deciso di urlare per tutto il tragitto la sigla di Dragon Ball Z.
Il bilancio?
Quattro giorni, zero mare, zero relax, un’ustione da sedile sintetico della corriera e la certezza che il vero incubo dei viaggi on the road non sono i chilometri… ma i meccanici che ti aspettano come stazioni di un pellegrinaggio.