Atto III – Epifania e ritorno (ovvero la Coca-Cola miracolosa)

L’ultimo giorno succede la scena più memorabile: trovo un negozietto aperto che vende bibite. Il commesso mi passa una lattina di Coca-Cola e mi fa cenno di non aprirla dentro. Esco, cammino, trovo un muretto. La apro piano, come se fosse dinamite. Quel pssshh della lattina diventa il suono più sensuale della mia vita. Bevo a piccoli sorsi, nascosta, con la paranoia che qualcuno mi scopra. Mai avevo provato un lusso così grande. Altro che resort cinque stelle: quella Coca-Cola clandestina valeva più di un viaggio a Dubai.

In aeroporto, stremata ma viva, faccio il bilancio.
– Ho visto il mare splendido, sì.
– Ho visitato rovine romane da urlo.
– Ho imparato che la cultura va rispettata.
Ma soprattutto ho capito la regola numero uno dei viaggi low cost: se il biglietto costa meno di una pizza, c’è sempre un motivo, e quel motivo non ti farà mai sorridere.

Mia amica mi guarda sconvolta:
– “Quindi mai più Africa?”
– “No, mai più voli da 40 euro a luglio. Quella è la vera maledizione.”

Naturalmente, mento. Lo so già: alla prossima offerta da 9,99 euro finirò di nuovo in qualche posto assurdo, magari durante la festa nazionale in cui non si può camminare senza cantare l’inno.

Però, la Tunisia rimane il mio viaggio da incubo preferito. L’unico dove ho imparato che sopravvivere non significa avere la valigia giusta, ma sapersi nascondere dietro un muro con una Coca-Cola, ridendo di se stessi mentre il mondo intero aspetta il tramonto.