Atto III – La colazione del silenzio
La mattina dopo, tavolo apparecchiato con torta di mele, caffè con la moka e un vasetto di miele fatto in casa.
La signora sorride appena, mi versa il caffè.
Nessuno menziona Clotilde. Nessuno fa domande, nessuno chiede scusa. Tutto come se non fosse successo nulla.
Il cane sullo zerbino è sempre lì, immobile, come se fosse stato imbalsamato e rimesso in scena ogni giorno. Io bevo il mio caffè guardando gli altri ospiti. Hanno tutti quell’aria complice, come se sapessero qualcosa che io non so. Come se Clotilde fosse parte integrante del pacchetto agriturismo, ma nessuno osi mai parlarne.
Al momento dei saluti, la signora mi accompagna al cancello.
“Se vuoi tornare, la stanza blu è libera anche il mese prossimo.”
Io sorrido, ringrazio, cambio argomento.
E riparto. Con una domanda che mi ronza in testa:
se Clotilde riesce a salire dalla cantina, chi o cosa può scendere?