Atto II – La notte blu
Vado a letto presto, complice il vino. La bottiglia ha fatto il suo lavoro: crollo.
Ore tre e qualcosa. Rumore secco. Poi tac. Tac. Tac.
Mi sveglio. Non sono passi umani. Non sono nemmeno scricchiolii di legno. Sono passi leggeri, ma ostinati.
Accendo la luce.
C’è una gallina.
In camera mia.
Non una gallina confusa che sbatte qua e là. No. Una gallina con obiettivi chiari. Gira attorno al letto, osserva, becca due volte il pavimento e infine punta il mio zaino. Ci sale sopra e si accuccia.
Io la fisso, lei mi fissa. Io penso di essere in un incubo. Lei no: lei è nel suo habitat naturale, e io sono l’abusivo.
Guardo la botola. Non spalancata, ma socchiusa. Il tanto che basta a un animale determinato per farsi strada.
Scrivo alla signora: “C’è una gallina in camera mia.”
Cinque minuti dopo, bussano. Lei entra senza scomporsi.
“Ah, Clotilde. Ogni tanto riesce a infilarsi. La cantina non è proprio sigillata. Ma tranquillo: sale solo nella stanza blu. Le piace il cotto caldo.”
La prende in braccio come un peluche. La gallina non protesta, non sbatte le ali. È un copione già provato cento volte.
In silenzio spariscono nel corridoio.
Io rimango lì, sveglio, con la sensazione che la botola mi stia fissando.