– a pranzo, 50 grammi di pasta scondita (giusto per ricordarsi che esiste il carboidrato)
– a cena, una ciotola di insalata da coniglio rachitico.

Fine.

Nemmeno un gatto randagio di porto sarebbe sopravvissuto a lungo. Mia madre e le mie sorelle, che in tavola sono abituate a rispettare il principio sacro dell’abbondanza, dopo due giorni iniziano a vedere apparizioni mistiche: lasagne fumanti che li salutano dalle pareti, maialini di porchetta che danzano sul soffitto.

E non era tutto. Perché, oltre a morire di fame, vengono anche arruolate come baby-sitter non retribuite.
Il cugino, in smartworking, rinchiuso in una stanza a fare call infinite.
La moglie, spaparanzata al sole con un libro in mano per finta, in realtà intenta a scrollare Instagram.
E i due figli piccoli? Gentilmente scaricati addosso alle ospiti.

I bambini, cresciuti a Montecarlo, parlano francese meglio dell’italiano e insultano mia madre con la naturalezza con cui chiedono il succo di frutta: “Tu es bête!”, “Tu pues!”, “Je veux pas avec toi!” – tutto urlato a pieni polmoni. Per tenerli buoni, serve una connessione a internet stabile, ma ovviamente il Wi-Fi va e viene come le promesse elettorali. Risultato: scene apocalittiche di pianti e strepiti, telefoni lanciati a terra, cartoni che non partono.

E intanto mia madre e le mie sorelle? Senza macchina. Con il centro abitato a dieci chilometri. Bloccate in una villa che più che vacanza pareva confino politico.