Spiaggia? Neanche l’ombra.
Cibo? Mission impossible.
Intrattenimento? Una moglie pidocchiosa, due figli indemoniati e un cugino latitante in videoconferenza.
Il giorno più grottesco resta il quarto. Colazione: niente.
Pranzo: la famosa pasta in bianco, ma dimezzata “perché così resta anche per domani”.
Cena: insalata. Anzi, foglie di insalata, perché metà erano già andate a male.
Le mie sorelle, affamate, hanno iniziato a pianificare una fuga notturna verso un’ipotetica pizzeria, a piedi lungo la statale. Solo che non sapevano nemmeno da che parte fosse la statale.
Arriva finalmente l’ultima sera. Il cugino annuncia trionfante: “Stasera usciamo a cena tutti insieme, al ristorante.”
Un lampo di speranza illumina il volto di mia madre. Al ristorante si avventano sul menù come superstiti di un naufragio. Ordinano primi, secondi, contorni, dolci. Sbranano qualunque cosa passi entro un metro dal tavolo. Gli altri clienti le guardano come se fossero appena scappate da un campo di concentramento.
E proprio mentre la tavolata sembra pacificata, arriva il colpo finale:
“Ognuno paga il suo, no?” esclama il cugino, con naturalezza da chirurgo che annuncia un’anestesia.
Mia madre, in quel momento, non ha più pensato a sfamarsi. Ha pensato di prenderlo, trascinarlo in spiaggia e seppellirlo vivo nella sabbia.
Per la cronaca: sono tornate a casa sane e salve… ma con tre, quattro, cinque chili in meno. Un bootcamp dimagrante non richiesto, sponsorizzato dalla Dieta Montecarlo.
Dettaglio finale, giusto per far salire la pressione: appena arrivate, mia madre aveva consegnato 200 euro alla moglie del cugino “per la spesa comune”.
Risultato: una sola visita all’Eurospin. Spesa totale: 100 euro. Gli altri 100? Misteriosamente spariti, custoditi nel borsellino della principessa risparmiatrice.
Ecco perché quella settimana non verrà mai ricordata come “vacanza in Sardegna”, ma come la Dieta Montecarlo a Santa Teresa.
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