All’imbarco mi sono detto: “Bene, dodici ore di volo, un film, un libro, un paio di pisolini… mi sembrano fattibili”. Non sapevo che la vera attrazione del viaggio non sarebbe stata la Patagonia, ma il pensionato seduto accanto a me.

Non era neanche “vecchio”: avrà avuto settant’anni, portati con quell’orgoglio tipico di chi si sente ancora un giovanotto. Camicia stirata, orologio d’oro, occhiali appesi al cordino. Ma soprattutto: la lingua più instancabile dell’Atlantico.

La prima frase me la spara ancora prima del decollo:
“Sa che io ho fatto il militare a Cuneo?”
Io sorrido, educato. Errore fatale. Perché da lì parte un flusso di parole che non si interromperà per dodici ore filate.