Il menù del suo monologo prevedeva:
– Storia clinica completa: dalle tonsille tolte nel ’62 alle ernie al disco, raccontate con mimica e dettagli che manco il primario di ortopedia.
– Gastronomia casalinga: la moglie che fa la trippa “meglio di qualunque ristorante stellato” (e lui me la descrive come se fossimo a MasterChef), il vitello tonnato patrimonio dell’umanità, e un misterioso risotto alle zucchine di cui mi elenca la ricetta passo passo mentre io cercavo di capire come suicidarmi con la forchetta di plastica.
– L’albero genealogico: figli, nipoti, nipoti dei nipoti, cani, gatti e pure il criceto defunto, con tanto di foto sul telefono. A un certo punto mi mostra una galleria di 278 immagini identiche dello stesso bambino che mangia un gelato, e commenta: “Guardi che espressione!”.
– Avventure di viaggio: il catalogo completo di TUTTI i voli presi dal 1972, incluso un indimenticabile Napoli–Olbia con scalo a Pisa, raccontato come se fosse stato l’Apollo 11.