Ma il Maestrale non è tipo da lasciar correre queste smancerie. All’improvviso, una folata secca, uno schiaffo di vento che ha fatto vibrare i vetri della barca. Poi un’altra, più forte. Nel giro di due minuti, il mare è passato da bicchiere d’olio a frullatore industriale.
La barca sobbalzava come una patatina fritta nell’olio bollente. Le persone hanno iniziato a scambiarsi occhiate inquietanti, e il silenzio contemplativo si è trasformato in una cappa da funerale. Io fissavo l’orizzonte, come avevo letto su qualche blog “consiglio antinausea”: peccato che l’orizzonte fosse impegnato a fare su e giù come mia zia dopo il terzo spritz.
Il suocero, impassibile, con voce da meteorologo da bar:
«È normale, succede spesso col Maestrale.»
Io intanto pensavo che forse era il momento buono per aggiornare il testamento.
Un uomo con polo color salmone e occhiali da sole “Hemingway tarocco” ha azzardato:
«Forse sarebbe meglio rientrare…»
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