Ponza, estate. Io ero già in modalità pigrizia estrema: pareo slacciato, ciabatte sformate e zero voglia di muovermi più di tre metri. Poi arriva la suocera, con quell’aria da “colpo di genio” che di solito precede le catastrofi:
«E se facessimo un giro in barca col fondo trasparente? Romantico, al tramonto…»
Tradotto: condanna senza appello.
La barca, all’inizio, sembrava davvero un gioiellino. Fondo in vetro, lucine blu sotto la chiglia, l’effetto acquario gigante. Il mare piatto come una tavola da stiro, l’aria dolce di fine giornata, il tramonto che si specchiava sull’acqua. A bordo tutti con l’espressione estatica da pubblicità di un resort cinque stelle: coppiette che si tenevano per mano, bambini in silenzio quasi mistico, io che per la prima volta pensavo: “Magari me la godo pure.”
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