Nel pomeriggio, panel di testimonianze.
Un manager racconta di aver introdotto in azienda il “venerdì della gentilezza”: ogni dipendente deve portare un dolce fatto in casa per i colleghi.
Il mio capo prende appunti furiosamente, mentre io penso che la mia specialità è il tiramisù al Valium.

Ore 18: cena sociale. Sala banchetti. Lambrusco a fiumi. Il capo, già alticcio, prende il microfono:
«La gentilezza è fondamentale! Viva i tortellini, abbasso la concorrenza!»
Applausi tiepidi, qualcuno ride, altri riprendono col cellulare. Il giorno dopo, il video compare su LinkedIn con il titolo: “Leadership autentica e coraggiosa”.

Rientro in hotel. Io mi butto sulla brandina pieghevole. Il capo russa come un trattore. La collega guarda serie tv sul laptop senza cuffie. Alle 2 di notte, rassegnato, mi chiudo in bagno con la giacca come cuscino e cerco di dormire nella vasca.

La mattina dopo, ultima plenaria: consegna attestati.
Il nostro recita: “Agente certificato di Gentilezza Aziendale”.
Lo appendono in ufficio, proprio sopra la stampante che da due anni lampeggia “toner esaurito”.

E io penso: la vera gentilezza sarebbe stata lasciarmi a casa.