Era successo “anta” anni fa, quando la parola “low cost” era il mantra di ogni viaggio e il campeggio al Sziget sembrava un’esperienza mistica più che una vacanza.
Dopo una settimana di concerti, birra calda e docce a gettone, arriva il momento di tornare a casa. La sveglia suona all’alba: il bus parte alle 10:00, ma ci avvisano che già dalle 8:00 potrà entrare fino all’area camping per caricare i bagagli direttamente lì.
Una manna dal cielo: dopo giorni a trascinarci come muli tra tende, fango e bottiglie vuote, non dover percorrere chilometri con gli zaini sembrava quasi un miracolo.

Alle 8:00 il bus effettivamente arriva, un pachiderma blu che si piazza trionfante accanto alle nostre tende smontate a metà. Tutto fila liscio, finché verso le 9:00 dal cielo limpido si scatena l’apocalisse: un acquazzone torrenziale che in dieci minuti trasforma il terreno in una palude ungherese.