E invece no. Perché tornando a casa, nei giorni seguenti, ho iniziato a notare qualcosa di diverso. Ogni volta che camminavo, anche solo per andare al supermercato, avevo come la sensazione che ogni passo avesse un peso. Che ogni volto incontrato fosse una storia possibile. Che il mondo fosse più grande e più vicino allo stesso tempo.
Il Cammino non mi aveva cambiato come pensavo. Non era stato un fulmine mistico o una rivelazione divina. Mi aveva cambiato in modo sottile, quasi subdolo. Mi aveva insegnato che la vita, come quei chilometri, è una continua sequenza di vesciche, piogge, incontri assurdi e risate inaspettate. E che, anche quando pensi di non farcela, alla fine arrivi sempre da qualche parte.
Solo non era il “cambiamento spirituale” che mi aspettavo. Era molto più terra terra, molto più umano. Ma, forse, proprio per questo, reale.