Mi fermo accanto alla fontana di Madonna Verona per sciacquarmi il viso: ero sudato, stanco, distrutto. Scivolo su una lastra di marmo bagnata e cado con un tonfo, davanti a una comitiva di turisti tedeschi che scattano foto come se fossi parte del tour. Risultato: pantaloni bagnati fino alle ginocchia e telefono mezzo allagato. Due ragazzi ridono così forte che penso seriamente di chiedere il rimborso al Comune.
Come se non bastasse, tornando verso l’hotel, inizia un temporale di quelli seri: acqua a secchiate, io fradicio, valigia che perde pezzi. Mi rifugio in un bar che spacciava “aperitivo tipico veronese”: spritz annacquato e patatine molli. Prezzo? Dodici euro.
Al ritorno in stazione, colpo di grazia: il treno ha un guasto e ci fanno scendere. Attesa di due ore in banchina, fradicio, con un raffreddore che già covava.
Sono tornato a casa con un souvenir indimenticabile: una bronchite da manuale.
Altro che weekend culturale: Verona per me resterà sempre la città dell’amore… tossivo.