Avevamo scelto Madrid a giugno per una ragione semplicissima: era comoda da raggiungere da Milano, c’erano voli economici e io ero convinta che fosse la città perfetta per una vacanza di coppia. L’idea era: tapas, musei, un giro al Retiro e magari una serata romantica in terrazza a guardare il tramonto sulla Gran Vía.
La partenza è filata liscia: volo puntuale, valigie arrivate, sole alto nel cielo. Arriviamo in hotel con le aspettative al massimo: nelle foto su internet sembrava un boutique hotel elegante, camere luminose, roof bar con vista sui tetti.
Alla reception ci accoglie un sorriso che però dura poco.
“Mi dispiace signori, l’hotel è in overbooking.”
Ci guardiamo. Overbooking? Ma non è una leggenda urbana?
“Noi vi abbiamo già trovato una sistemazione alternativa, sempre a nostre spese. Solo due notti, poi tornate qui.”
La “sistemazione alternativa” si rivela essere una pensione dall’altra parte della città, vicino a una tangenziale, con arredamento anni ’80 e un climatizzatore che faceva più rumore di un aereo al decollo. In bagno, il phon era fissato al muro con lo scotch. Ci convinciamo che vada bene, tanto “sono solo due notti”.
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