Il receptionist mi consiglia un ristorante “tipico” a due passi. Tipico sì, ma del turismo di massa: 22 euro per una pasta scotta “alla veronese”, tiramisù servito ancora mezzo congelato e vino della casa che sapeva di aceto balsamico. Il cameriere, quando ho fatto notare la cosa, ha risposto con un “eh, qui lo fanno così”.

La notte è stata il vero capolavoro. La mia camera dava su un locale con karaoke. Alle due del mattino un signore alticcio ha intonato “Vivo per lei” da solo. A ogni stonatura, il cane del vicino ululava. Ho dormito due ore contate, e pure in posizione yoga.

Il giorno dopo, deciso a rifarmi, vado in centro.

Fila infinita all’Arena: davanti a me cinquanta adolescenti spagnoli che facevano la ola, dietro una signora che mi appoggiava l’ombrello sulla schiena “per sbaglio”. Entro e scopro che il concerto della sera prima era stato annullato, quindi c’era solo un cantiere di camion e operai che smontavano il palco. Atmosfera da sogno.

Decido allora di fare un giro in Piazza delle Erbe.