Alle 19 in punto ci ritrovammo seduti attorno a un lunghissimo tavolo di plastica.
Da una parte noi con mozzarelle e grissini.
Dall’altra una collezione di piatti che sembravano progettati per mettere alla prova la resistenza dell’apparato digerente umano.
Tra insalate dal nome impronunciabile, patate marinate in qualcosa che ricordava una foresta alpina e una misteriosa torta ai semi di papavero che pesava quanto un mattone, la serata si concluse con un brindisi a base di kombucha prodotta direttamente in campeggio.
Il giorno dopo ci siamo svegliati anche noi alle sei del mattino.
Non per ammirare l’alba sul lago di Garda.
Ma per andare nel bosco e piangere insieme in silenzio, lontano dalla tromba.