Era un dente.
Un molare.
Umano.
Non mio.
Non suo.
E quindi la domanda è sorta spontanea, nel silenzio più totale:
di chi cazzo era?
Per qualche secondo siamo rimasti immobili, come se il cervello si rifiutasse di elaborare l’informazione. Perché una cosa è trovare un capello. Una macchia. Una federa dubbia. Ma un molare è già un livello narrativo superiore.
A quel punto corro in bagno, forse per cercare conforto, forse per verificare che almeno lì non ci fosse il resto della persona.