A quel punto io ero già nella fase: “Dormiamo in aeroporto e domani ripartiamo”.
Poi capiamo che la chiave apriva il portone accanto. Non il nostro. Quello accanto. Perché evidentemente a Malta il concetto di “ingresso principale” è molto creativo.
Entriamo, terzo piano senza ascensore, appartamento piccolo, caldo e con odore di chiuso. Accendiamo il condizionatore: parte, fa un rumore da trattore e si spegne dopo trenta secondi.
Messaggio al proprietario.
“It needs some time.”
Quanto tempo? Non si sa. Forse una settimana.
La prima notte dormiamo con la finestra aperta, sotto un bar dove la gente aveva chiaramente meno bisogno di noi di alzarsi presto. Alle due ridevano ancora. Alle tre passavano motorini. Alle quattro io guardavo il soffitto chiedendomi perché non fossimo andati a Cervia.
Il giorno dopo decidiamo di andare al mare. Prendiamo un bus pienissimo, ma pieno da non riuscire nemmeno a essere tristi comodi. Arriviamo alla spiaggia vista su TikTok, che doveva essere “a cinque minuti dalla fermata”.
Sì, se sei uno stambecco.