Il navigatore ci manda da tutt’altra parte, il Maestrale tenta di spedirci fuori carreggiata e veniamo adesate da un nonnino su ape car che ci promette parcheggio economico. Ci ritroviamo invece in una specie di scenario post apocalittico tra ferraglia e crateri, con il prezzo magicamente salito da 15 a 50 euro. Fuggiamo in retromarcia tipo Fast & Furious ma con più panico e meno dignità.

Finalmente raggiungiamo il “gioiellino vista mare” prenotato su Booking.
Da fuori: delizioso.
Da dentro: una tromba delle scale abusiva trasformata in casa.

Scale ripidissime, materasso per terra, niente finestre, niente armadio e il famoso “angolo cottura” ridotto a bollitore elettrico e due tazze. La seconda camera da letto? In realtà era un divanoletto che nemmeno si apriva del tutto perché sbatteva contro il muro. Per dormire abbiamo dovuto ruotarlo come un sarcofago egizio.

Il terrazzo panoramico invece era nascosto dietro una specie di tunnel di vetro da aprire “come in barca”, secondo l’host pugliese sempre più esasperato dalle nostre telefonate. Alla fine scopriamo una vista mozzafiato… condivisa con mocio e secchio.

Nel frattempo il Maestrale mi alza continuamente il vestito nei punti panoramici di Polignano. Dopo il diciassettesimo “Volare oh oh” sparato a tutto volume per le vie del centro, capisco di essere diventata Marilyn Menopausa.