Era un corso di aggiornamento sulle nuove tecniche agricole ecosostenibili.
Già dal nome si capiva che nessuno lì dentro aveva mai visto una zolla vera, al massimo un rendering in 3D con le mucche stock.

Ma vabbè, partiamo.

Pullman. Cinque ore.
Senza aria condizionata.
Con un mix letale di ascelle tese, salame mangiato di nascosto e gente che urlava al telefono come se stesse coordinando la NASA.

Arriviamo in questo centro polifunzionale che sembrava progettato per farti pentire delle tue scelte di vita: sedie di plastica che si scioglievano sotto i glutei e un proiettore con crisi esistenziali che si spegneva a caso.

I relatori parlano di sensori nel terreno, droni impollinatori, serre intelligenti.
Tutto molto futuristico.
Tutto molto green.
Tutto completamente scollegato da qualsiasi campo reale.

Poi succede.

Entrano loro.