Uno spacciatore, in mezzo alla folla, mi tocca il sedere. Uno dei miei amici reagisce subito, si gira per difendermi.
Risultato? Lo spacciatore chiama la polizia.
Arriva la polizia.
Non credono a noi.
Ce ne andiamo senza che succeda nulla.
Poco dopo, mentre siamo ancora scossi, vedo chiaramente lo stesso tipo passare dei soldi a una guardia. In quel momento capiamo che le regole del gioco non sono le nostre, e probabilmente non lo saranno mai.
La situazione precipita ulteriormente quando uno dei miei amici viene derubato in metropolitana. Un attimo di distrazione, una spinta, il portafoglio sparito. Per un colpo di fortuna inspiegabile, il passaporto era rimasto in camera. Lo realizziamo dopo, con le gambe che tremano, consapevoli che senza quel dettaglio il viaggio avrebbe preso una piega ancora più surreale.
Come se non bastasse, tutti e tre veniamo colpiti da una intossicazione da pesce. La stessa sera. Stesso ristorante, stesso menù, stesso errore. Il giorno dopo, nonostante le condizioni fisiche discutibili, saliamo su un autobus diretto a Cascais.
L’autista guida come se stesse partecipando a una gara clandestina. Curve prese a caso, frenate improvvise, accelerazioni aggressive. Io svengo. Non metaforicamente: perdo i sensi. Mi risveglio con i miei amici che mi fissano cercando di capire se chiamare aiuto o scendere alla prima fermata e fingersi turisti svedesi.
Una sera, per puro errore di navigazione, entriamo in un locale gay. Ambiente tranquillo, nulla di strano, se non fosse che uno dei miei amici viene abbordato con molto entusiasmo. Lui non la vive benissimo, percepiamo che l’atmosfera potrebbe diventare tesa e decidiamo di andarcene subito, senza scenate, come diplomatici in ritirata.
Il colpo finale arriva di notte, in metropolitana. Un gruppo di ragazzini, annoiati e probabilmente fuori controllo, decide di divertirsi palpeggiando una ragazza solo per disturbare i “vecchiardi” presenti sul treno. Tra cui noi. Nessuno interviene. Nessuno sa bene cosa fare. Scendiamo con addosso quella sensazione viscida di aver assistito a qualcosa di profondamente sbagliato senza gli strumenti per fermarlo.
Sono certo che successe altro. Ma a un certo punto il cervello ha iniziato una rimozione selettiva per pura autodifesa.
So solo che non c’è nulla di inventato. Nulla.
E sono convinto che nemmeno il più ispirato regista tragicomico sarebbe riuscito a costruire una sceneggiatura così coerente fatta di disagio, pericolo e assurdità quotidiana.
Lisbona è una città meravigliosa.
Ma nel 2012, per noi, è stata un corso accelerato di sopravvivenza urbana, non richiesto e non rimborsabile.
Siamo tornati a casa vivi, interi, ma con la netta sensazione di aver già vissuto abbastanza per una serie intera di HBO.