Ritiro una manciata di quetzales, ringrazio gli dèi del viaggio e salgo su una barca diretta verso il mio ostello sull’altra sponda del lago.

Le giornate scorrono lente e leggere.

Mi sveglio con il canto dei galli, faccio colazione con pane di mais e caffè forte, leggo un libro sotto il sole.

Penso: “Ecco la vita che volevo.”

Fino al giorno in cui decido, per curiosità, di controllare il conto.

Apro l’app.

Resto immobile.

Saldo quasi a zero.

Scorro gli ultimi movimenti.

Una sequenza di prelievi da ATM in Florida, USA.

Florida. Io sono in Guatemala.

Mi si gela il sangue.

Chiamo la banca di corsa.

Spiego tutto balbettando: Guatemala, bancomat, prelievi fantasma, panico.

L’operatore mi ascolta e poi, con voce calma, dice:

“È molto probabile che la sua carta sia stata skimmata.”

“Skimmata?”.

Nuovo vocabolo del lessico dell’orrore.

Mi spiega: gli skimmer sono piccoli dispositivi che i ladri applicano sopra la fessura del bancomat. Quando inserisci la carta, il marchingegno copia tutti i dati della banda magnetica.

Poi una microcamera nascosta o una tastiera finta registra anche il tuo PIN.

A quel punto, possono creare una carta clonata identica alla tua e usarla ovunque.

Nel mio caso, “ovunque” significava Florida, dove un simpatico sconosciuto aveva deciso di svuotarmi il conto a colpi di 400 dollari alla volta.

Nel frattempo, io ero sdraiato in un’amaca, beato e inconsapevole.

Mi sento stupido.

Mi sento violato.

E mi sale una rabbia furiosa..