Marzo 2016. Giovanni, mio marito, ha un’idea che a me suona subito pericolosa: organizzare le vacanze estive con largo anticipo. “Quest’anno si fa per bene, niente last minute, niente corse all’ultimo secondo, niente fregature”, dichiara con quell’aria da generale che ha solo lui. Io lo guardo mentre sparecchio e penso: sembra facile a dirsi…

La tavolata è al completo: Marta, sedici anni, professionista del mugugno, già sbuffa prima ancora che papà finisca la frase. Marco, dodici anni, ha solo un desiderio: Disneyland. Io? Io vorrei soltanto una vacanza senza drammi, senza discussioni infinite e soprattutto senza quelle figure meschine che Giovanni riesce a collezionare quando decide di “gestire lui la situazione”.

Partono le proposte: New York, i Caraibi, Goa (sì, Marta aveva avuto questa idea esotica e improponibile), l’Islanda (sogno proibito di Giovanni). A eliminare i desideri più folli ci pensiamo subito: niente spiagge da cartolina fuori budget, niente America per il piccolo Marco, e per me, niente sabbie mobili organizzative. Alla fine vincono Barcellona e il suo pacchetto completo: mare per i ragazzi, movida per Marta, cultura per Giovanni, shopping per me.