Quando decidi di risparmiare qualche euro sul treno e prenoti un autobus low cost da Milano a Bari, pensi: “Dodici ore, tanto dormo, guardo una serie, arrivo fresco”.

In realtà ti sei appena iscritto a un reality show itinerante intitolato “Chi sopravvive arriva”.

Atto I – La partenza che non parte

Appuntamento alle 8:00 davanti alla Stazione Centrale. Il bus è già un personaggio: un pullman anni ’90, vernice scolorita e scritta “Turismo” in font Comic Sans.

L’autista, baffi da western e sorriso rassegnato, ci accoglie con un:

— “Ragazzi, oggi sarà un viaggio tranquillo, statemi dietro e arriviamo puntuali.”

Traduzione: “Non arriveremo mai.”

Si parte con mezz’ora di ritardo perché un passeggero si è presentato con due gabbiette di pappagalli (“ma tanto stanno zitti”). Non stavano zitti.

Atto II – Il carburante della discordia

Primo autogrill. L’autista fa rifornimento, ripartiamo e… dopo tre chilometri il motore rantola, tossisce e muore come un vecchio cavallo.

Scopriamo che aveva fatto il pieno di benzina invece che di diesel. Panico. Ci scaricano in mezzo alla campagna emiliana, circondati da mais e mosche, con i pappagalli che gridano “AIUTO!”.

Arriva un bus di soccorso. Non ha aria condizionata. Dentro si viaggia a 40°, atmosfera hammam con essenze di sudore e panino al salame. Una signora si sventola con il Rosario, un ragazzo tira fuori una fisarmonica e parte un karaoke disperato.

Atto III – La deviazione filosofica

A Bologna cambio autista: un signore dall’aria spaesata che annuncia, serissimo:

— “Non conosco bene la tratta, mi affido al navigatore.”

Il navigatore decide che passare per Ancona sia più pittoresco. Tre ore in più.

Intanto, il tipo con la fisarmonica si improvvisa animatore e organizza un quiz culturale. Io sbaglio la domanda su Garibaldi e vengo costretto a cantare “Romagna mia” in piedi davanti a tutti.

Atto IV – L’intrappolato

All’altezza di Pescara succede il colpo di scena: il bagno di bordo si blocca con dentro un ragazzo francese. Lui urla “SORTEZ-MOI D’ICI!”, l’autista accosta, e un passeggero idraulico di professione si improvvisa eroe. Dopo venti minuti di colpi di cacciavite, il francese esce sudato e liberato, accolto da un applauso da stadio.

Atto V – L’apocalisse alimentare

Sosta cena in un autogrill disperso. C’è solo un distributore automatico. Fila di trenta persone per un tramezzino. Quando tocca a me, restano solo due opzioni: panino al tonno o barretta proteica scaduta. Scelgo la barretta, che mi regala un’indigestione fulminante.

Sul bus, il bambino che cantava “Let it go” in loop ha cambiato repertorio: ora ripete ossessivamente “Baby Shark”. Il padre non interviene. Una passeggera minaccia l’insurrezione.

Atto VI – L’arrivo (forse)

Dopo diciassette ore di delirio, arriviamo finalmente a Bari. Sono le tre di notte. Il fenicottero gonfiabile di una coppia è rimasto perso in autostrada, un passeggero ha giurato di non salire mai più su un bus, e io… io ho sviluppato una nuova filosofia di vita:

il Frecciarossa, a confronto, è un jet privato.