Vacanza in Croazia, una settimana. Doveva essere il nostro regalo dopo un anno di lavoro: mare trasparente, isole da esplorare, buon cibo. Partiamo da Milano con entusiasmo, carichiamo l’auto come se dovessimo emigrare e ci imbarchiamo pieni di aspettative.
Giorno 1 – Arriviamo a Zara. Il tempo di scaricare le valigie e già succede il primo guaio. Mio marito si siede sul trolley per scherzo, il telefono gli scivola dalla tasca e si schianta sull’asfalto. Schermo a ragnatela, touch impazzito. La frase che inaugura la vacanza è: “E adesso come facciamo senza Google Maps?”. Invece di andare al mare, passiamo il pomeriggio tra negozi di elettronica, spiegazioni a gesti e commessi che scuotono la testa.
Giorno 2 – Decidiamo di buttarla sul ridere. In fondo, un telefono si sistema. Ma mentre stiamo preparando i documenti per un’escursione in barca, scopriamo che manca la carta d’identità di mia figlia. Forse è caduta in aeroporto, forse è rimasta a casa, forse è stata inghiottita dal trolley che ormai sembra maledetto. Panico. Mezza giornata persa tra telefonate a Trieste, mail al consolato e risposte secche tipo: “L’ufficio riapre domani alle 9”. Domani? Noi avremmo dovuto essere in barca, non in fila allo sportello!
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