La sera, dopo ore passate a cercare di non guardare nessuno negli occhi (né altrove), il capofamiglia più diplomatico — o forse il più disperato — si è avvicinato alla reception. Nessuna richiesta chiara, solo un gesto silenzioso: una banconota piegata a fisarmonica, passata con l’eleganza di una scena noir anni ’60. Dopo una trafila di “mi spiace ma siamo al completo”, una stanza si è magicamente liberata. Poi un’altra. Poi, come per miracolo, l’intero gruppo è stato dirottato altrove, in un’area con costumi, regole, e — finalmente — pantaloni.

Non abbiamo più parlato di quella notte. Mai. Un silenzio compatto, protetto da un patto non scritto.

Ma ogni tanto, quando vedo un tramonto troppo bello, mi torna in mente quella prima sera. Quella luce dorata, quel silenzio irreale, e un vecchio che faceva stretching nudo davanti al bungalow.

Fine della storia. Inizio della terapia.