La prima cosa che notiamo, in effetti, è l’assenza di costume. Ovunque.

All’inizio pensi: sarà uno, sarà due. Magari un caso isolato. Qualcuno distratto o appena uscito dall’acqua. Ma no. Il sospetto cresce, poi diventa certezza. Non ci siamo sbagliati. Non era uno scherzo della vista. Non era calore da viaggio. Era proprio così: ci trovavamo in un villaggio nudista.

Siamo stati travolti da un’ondata di carni libere: corpi in tutte le loro varianti e declinazioni, esibiti con una naturalezza disarmante. Anziani disinvolti che si piegavano a raccogliere le ciabatte con una calma olimpica, famiglie tedesche al completo che facevano la spesa nel minimarket come se nulla fosse. Tutti come mamma li ha fatti. E mamma, sinceramente, avrebbe potuto tenersi per sé certi dettagli.

Il panico ha contagiato il gruppo in tre secondi netti. I nonni si sono zittiti all’istante, come se qualcuno avesse pigiato un tasto “mute”. I genitori cercavano di dare un senso alla situazione, mantenendo un tono rassicurante mentre ci sfilavano davanti chiappe come dune e seni come salami appesi. Noi ragazzi? Pietrificati. Io ho iniziato a camminare guardando solo le nuvole, come se in cielo potessi trovare una spiegazione.