La prima era un odore difficile da descrivere, una miscela di scarpe da ginnastica, zaini da viaggio e adolescenti che avevano chiaramente deciso che il deodorante fosse un’opinione.

La seconda era una playlist trap francese sparata da una cassa Bluetooth che sembrava progettata per animare uno stadio.

La terza è stata una voce che ha attraversato la stanza come una sirena d’emergenza:

“AAAALEX! HA SPRUZZATO IL DEODORANTE NELL’OCCHIOOO!”

Al centro del dormitorio si agitava una comitiva di ragazzini in gita scolastica che sembrava alimentata direttamente dalla rete elettrica nazionale.

Uno correva da un letto all’altro inseguito da un amico armato di bottiglietta d’acqua. Due registravano video per TikTok ripetendo la stessa scena per la ventesima volta. Altri litigavano per una presa elettrica, nuove tresche all’orizzonte ormonale.

Mentre cercavo di sistemare la valigia senza essere travolta dal caos, una ragazzina mi ha osservata per qualche secondo e poi mi ha chiesto con assoluta innocenza:

“Scusi… ma lei è una prof?”