Arriviamo a Cortina. Giornata splendida. Aria fresca, neve perfetta, panorama da cartolina. Troviamo persino parcheggio quasi subito. Miracolo.

Vediamo il parcometro, paghiamo diligentemente il ticket e lo esponiamo sul cruscotto con l’orgoglio di due cittadine modello. Talmente rispettose delle regole che probabilmente avremmo restituito anche una penna trovata per terra.

Passiamo la giornata tra passeggiate, vetrine, cioccolata calda e quell’illusione tipica del primo gennaio secondo cui il nuovo anno potrebbe davvero andare meglio.

Verso le 19:15 torniamo al parcheggio. O almeno nel punto in cui ricordavamo di aver lasciato la macchina.

Peccato che la macchina non ci sia più.

All’inizio pensiamo di aver sbagliato fila. Poi settore. Poi parcheggio.

Dopo dieci minuti passati a vagare nella neve come due investigatrici particolarmente scarse, arriva la terribile verità: l’auto era stata rimossa.

Scopriamo che il parcheggio era stato riservato a una manifestazione sportiva e che l’avviso era segnalato da un cartello nascosto con l’efficacia comunicativa di un biglietto infilato dentro una scatola da scarpe.

Pare fosse dietro una transenna, mezzo coperto da un ramo e probabilmente visibile soltanto a chi possedeva la vista di un’aquila alpina.

A quel punto arriva la seconda notizia.