Casa in ristrutturazione: muri aperti, polvere che si infila nei pensieri, trapano come suoneria ufficiale. Allora facciamo la mossa da persone pratiche: compriamo un camper usato, ci prendiamo le ferie, e “viviamo fuori” finché i lavori non finiscono. Tre mesi. Estate. Natura. Tutto molto adulto.

Famiglia di quattro: io, Riccardo (mio marito), Nicolò 16 e Viola 12.
Partiamo per il Trentino, Valle dei Laghi – zona Lago di Toblino, campeggio in mezzo al verde. La piazzola è perfetta, il lago è lì, i boschi pure, e io penso: ok, magari non sarà vacanza, ma almeno non respireremo calcinacci.

Appena apriamo la portiera…piove.

Non “piove un po’”. Piove con un livello di impegno che sembra personale. Piove come se qualcuno avesse detto: “Ah, camper? Interessante. Vediamo cosa fate adesso.”

Riccardo scende e fa quella cosa tipica: guarda il cielo e dice “passa”. Come se stesse parlando a un cane.

La prima scena ridicola è la veranda. Perché un camper, senza veranda, è un barattolo. E quindi Riccardo: “Dieci minuti e l’abbiamo montata.”

La veranda è un telo con aste e agganci che esistono solo per metterti alla prova. Il manuale è scritto in una lingua che somiglia all’italiano ma non lo è, e le figure sembrano disegnate da uno che odiava l’umanità.

Nicolò si mette in modalità “documentarista”: sta zitto ma registra tutto con lo sguardo, pronto a raccontarlo in futuro come trauma comico.

Viola, invece, diventa commentatrice sportiva: “Papà, no, quello è il pezzo sbagliato. Papà, NO. Papà, stai facendo nascere un mostro.”

Dopo venti minuti, la veranda è su. Più o meno. Riccardo fa un mezzo sorriso, come se avesse appena domato la natura.

Raffica di vento.
La veranda si piega con un rumore da sedia economica: CRACK.

E lì capiamo subito che i segni infausti erano già troppi.

Dentro al camper, dopo un’ora di pioggia continua, succede una cosa buffa e orribile insieme: l’aria cambia consistenza. Non è più aria, è una zuppa. Le cose non asciugano: maturano. Le scarpe diventano organismi. Ogni finestrino è un acquario e noi siamo i pesci che litigano.

La vita quotidiana si trasforma in una serie di decisioni minuscole che però diventano “cause legali” del tipo: “Dove appendi la giacca bagnata?” (Risposta: nel posto sbagliato.)

“Chi ha messo le scarpe lì?” (Risposta: sempre l’altro.)

“Perché il pavimento è sempre bagnato?” (Risposta: perché viviamo in una nuvola.)

E poi arriva lui, il personaggio che distrugge le famiglie: il bagno chimico.